La storia

Erwin Rommel Trail: si corre nella storia attraverso le battaglie della ritirata di Caporetto.

L’intitolare ad Erwin Rommel un trail che dal Castello Ceconi di Pielungo raggiunge Claut scavalcando monti e valli, potrebbe da qualcuno essere bollato come un clamoroso falso storico. Ed in effetti, da un punto di vista strettamente storico, quel qualcuno avrebbe ragione: il nostro percorso fu infatti solo in parte testimone delle gesta della futura “Volpe del deserto”. Ma il richiamo al nome da tutti riconosciuto per fama fondata su coraggio, intuito tattico e fortuna, ci permette di richiamare l’attenzione non solo sulla manifestazione ma anche sulle poco conosciute vicende storiche legate alla prima guerra mondiale. Vicende dei giorni di Caporetto, fra la fine di ottobre ed i primi di novembre 1917, che trovarono una parte del proprio teatro proprio nelle montagne fra il Tagliamento ed il Piave, non solo poco conosciute ma spesso erroneamente ricondotti a quel solo nome: quello di Erwin Rommel. Questa volta quel nome non sarà più causa di una conoscenza superficiale ma potrà diventare, attraverso il tracciato e le gambe dei nostri atleti, l’occasione per conoscere pagine di storia che rivivranno a quasi cento anni di distanza.
Ma, innanzitutto, chi era Erwin Rommel nel 1917? Nato ad Heidenheim nel 1891, giovane tenente di neppure 26 anni, era inquadrato nel battaglione da montagna del Württemberg (Württembergische Gebirgs Bataillon o WGB), al comando del maggiore Theodor Friedrich Sproesser, con il quale aveva già combattuto sul fronte francese ed in Romania. Per la grande offensiva pianificata dagli Imperi Centrali nel settore dell’Alto Isonzo fra Plezzo e Tolmino, il battaglione da montagna del Württemberg, è schierato nell’Alpenkorps germanico, una delle divisioni di punta rese disponibili dai tedeschi, particolarmente addestrata e attrezzata per il combattimento in montagna. Undici compagnie, addestrate al combattimento secondo le innovative tecniche dell’infiltrazione fra le linee nemiche, dotate di mitragliatrici pesanti e di obici da montagna ma, soprattutto, delle nuove mitragliatrici leggere LMG 08/15, in grado di garantire l’abbinamento della potenza di fuoco dell’arma automatica alla rapidità di movimento sul campo di battaglia. A Rommel è assegnato un distaccamento di tre compagnie da montagna e una compagnia mitragliatrici. Alle 2 del 24 ottobre 1917, inizio dell’attacco contro le linee italiane, il WGB è schierato nei pressi di Santa Lucia di Tolmino. Dopo una prima giornata senza essere impegnati direttamente, dalla mattina del 25 al mezzogiorno del 26 ottobre il tenente Rommel ed i suoi uomini fanno miracoli: con una serie di abili azioni di infiltrazione ed una buona dose di fortuna, conquistano le linee italiane fra il Kolovrat e il Matajur, catturando migliaia di prigionieri e quantità ingenti di armi e munizioni. Il battaglione punta quindi verso il Tagliamento ed il 30 ottobre raggiunge Dignano dove tenta, senza successo, di superare il fiume in piena. Passa qualche giorno e poi la svolta che determinerà l’incontro fra Erwin Rommel ed il nostro territorio.

Il 3 novembre infatti il WGB cessa di fare parte dell’Alpenkorps e riceve l’ordine, inquadrato come avanguardia della 22° divisione Schützen (Gruppo Krauss), di forzare per Meduno-Claut raggiungendo nel minor tempo possibile la valle superiore del Piave presso Longarone, sbarrando la ritirata verso sud alle forse italiane schierate sul fronte dolomitico.

Ma prima di entrare in questa parte della storia dobbiamo tornare indietro di alcuni giorni, per raccontare quello che nel frattempo era successo fra il Tagliamento la val Meduna, dedicando qualche riga agli episodi che danno consistenza storica alla prima parte di Erwin Rommel Trail.
Episodi che ci rivelano soldati che, secondo Cadorna “vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico”, invece resistono eroicamente sul Tagliamento e nelle Prealpi Carniche, fino all’estremo sacrificio davanti ad un nemico che avanza sicuro delle proprie possibilità.
Il 30 ottobre del 1917, sulla sponda destra del tratto di Tagliamento compreso fra Preone a nord e Peonis a sud sono schierate la 36° e la 63° divisione italiane , in ripiegamento dal fronte carnico. Nel tratto più a sud del fiume, al Corpo d’Armata Speciale del generale Antonino Di Giorgio è affidata la difesa del settore compreso fra i ponti di Cornino e di Pinzano, attraversamenti ai quali il nemico punta per il superamento del grande torrente montano.

Sotto la pressione nemica, i passaggi vengono progressivamente interrotti: il ponte ferroviario di Cornino, la passerella in legno di Pontaiba e da ultimo, alle ore 11.25 del 1° novembre 1917, il ponte stradale di Pinzano, inaugurato nel 1906.

Il ponte di Pinzano viene fatto brillare mentre sulla sponda orientale del fiume, sul monte di Ragogna, è ancora schierata la brigata Bologna: quei fanti, abbandonati al loro destino in nome di “un sacrifizio di gravità sproporzionata”, continueranno a combattere fino all’ultima cartuccia.
Interrotti i ponti, la linea sul Tagliamento non resiste a lungo. Il ponte di Cornino non completamente distrutto e la discesa del livello della corrente consentono, nella notte fra il 2 ed il 3 novembre il passaggio dei primi reparti austroungarici sulla riva destra del fiume. Quindi l’avanzata lungo la linea pedemontana.

In quelle ore, al Castello Ceconi di Pielungo, punto di partenza dell’Erwin Rommel Trail, si è stabilito il comando della 36° divisione italiana, schierata sul fiume fra Preone e Mena, al comando del generale Alfredo Taranto. Quella notte, una telefonata avverte che il nemico sta superando il Tagliamento a Cornino, poi l’ordine di iniziare il ripiegamento delle due divisioni, poi il contrordine, poi le comunicazioni si interrompono. Da quel momento le due divisioni, circa ventimila uomini schierati sul fiume con le montagne alle spalle, sono isolate dal resto dell’esercito.
Solo a metà giornata del 4, il generale Taranto decide di iniziare il ripiegamento. Migliaia di soldati iniziano a riversarsi nella stretta valle dell’Arzino attraverso i valichi della Valle di Preone, Sella Chianzutan, Forca Armentaria e Cuel di Forchia. A quel punto è chiara la minaccia degli imperiali che, avanzando lungo la pianura, stanno per chiudere alle due divisioni italiane ancora isolate fra i monti ogni possibilità di sbocco sulla pianura. Ma quella minaccia è già realtà: verso mezzogiorno gli austroungarici entrano a Travesio, la sera superano Meduno e puntano sull’ingresso della Val Meduna dove a sbarrare la strada trovano i bersaglieri del capitano De Pace. Fra la sera del 4 e la mattina del 5 si combatte al Bivio d’Agnul: alla fine i carinziani del 7° reggimento hanno la meglio sugli italiani, che lasciano sul campo i 21 caduti ancora oggi ricordati dall’obelisco che compare sulla destra risalendo la strada. Ma prima di ripartire da qui, dove incroceremo proprio il tenente Erwin Rommel, torniamo a Pielungo, la mattina del 5 novembre 1917.

Riunite sotto il comando del generale Francesco Rocca, di buonora le due divisioni italiane vengono incolonnate da San Francesco verso Clauzetto, per scendere quindi al piano all’altezza di Travesio.

Già all’altezza di Pielungo le avanguardie tedesche della Deustche Jäger Division sorprendono la colonna italiana. Si combatte per l’intera mattinata, prima il paese viene perso, poi gli alpini lo riconquistano e la colonna può proseguire verso Forno. Ed in quella località, nel pomeriggio della stessa giornata si combatte ancora, contro un intero battaglione germanico: la lotta prosegue fino all’imbrunire ma poi gli invasori abbandonano la borgata che rimane in mano agli italiani

Le truppe italiane, disposte per la notte all’altezza di Forno, vengono risvegliate dall’arrivo sul posto del generale Rocca che, verso le 22, ordina l’immediata ripresa dell’avanzata verso il costone di Pradis. I fanti del 49° reggimento fanteria avanzano nel buio, seguendo l’itinerario dell’attuale Sentiero della Battaglia di Pradis: verso la mezzanotte sono a contatto con i tedeschi della Deutsche Jäger Division che, da posizioni dominanti, nascosti fra boschi e rocce, contrastano la disperata avanzata italiana. Fra i primi a cadere eroicamente il maggiore Sisto Frajria, alla testa del III battaglione del 49° fanteria. I nostri avanzano raggiungendo in corrispondenza della selletta di Val da Ros il ciglio del costone, arrivano quasi alla borgata Tascans al centro della linea, minacciano il bivio Orton sulla sinistra.

Sono le ore della battaglia di Pradis, che si protrae fino al pomeriggio, quando l’avanguardia italiana inizia il ripiegamento ma, sotto gli occhi del generale Rocca che osserva la scena da Forno, viene circondata dal nemico e deve deporre le armi.

E’ la sera del 6 novembre 1917, da Forno gli ultimi italiani con il generale Rocca prendono il sentiero del monte Taiet per cercare l’ultima via di fuga, verso ovest, scavalcando monti e valli verso Tramonti e quindi verso Claut, nella speranza di raggiungere il Piave prima degli imperiali. Quell’ultimo gruppo di coraggiosi arriverà fino all’alta valle del Meduna, a Selis, in corrispondenza dell’attuale lago del Ciul, dove il 9 novembre combatterà da “ultimo difensore del Friuli” prima di cadere prigioniero degli austroungarici.

Ma ora che questa parte di storia che si svolge sul primo tratto dell’Erwin Rommel Trail, fra Pielungo e Pradis, ci ha spinti ad ovest, dobbiamo riprendere il nostro tracciato, questa volta proprio sui passi del giovane tenente germanico.

E ne incrociamo i passi proprio scendendo, a monte di Meduno, attraverso Borgo del Bianco e Roburnon, sulla strada che conduce a Tramonti. Il WGB, con il nuovo obiettivo assegnato, dopo avere probabilmente pernottato a Travesio, nella giornata del 6 novembre, mentre a Pradis si combatte, punta su Meduno e quindi a risalire la valle retrostante. Rommel con i suoi fucilieri da montagna supera il bivio d’Agnul, dove probabilmente vede ancora i segni del combattimento che si è concluso appena ventiquattrore prima e continua fino al ponte Racli andando quindi a imboccare, attraverso Faidona e Chievolis, la risalita della Val Silisia. A sera di quella giornata i germanici hanno raggiunto le case di Pecolat e delle Tronconere, alla testa dell’attuale lago di Selva, e lì si fermano per la notte. Il giorno dopo i Württemberghesi iniziano la risalita della mulattiera realizzata dagli alpini fra il 1911 e il 1912, un capolavoro di ingegneria stradale che ancora oggi possiamo ammirare, che conduce ai 1432 metri della Forcella Clautana, passaggio obbligato verso la val Cellina. Il WGB affronta la salita verso la forcella Clautana sotto il fuoco degli italiani schierati sulle creste ai lati della forcella: a difendere il passo ci sono gli alpini del battaglione Susa, i resti del LVIII battaglione bersaglieri, gli arditi del 18°reparto d’assalto. A Rommel con il suo distaccamento viene affidato l’aggiramento delle posizioni sulla sinistra, il distaccamento Gössler si muove sulla destra, il versante da cui sale la strada. Al calare dell’oscurità il distaccamento Rommel raggiunge i cocuzzoli situati seicento metri a sud est del passo e stabilisce il collegamento con Gössler. Notte buia e cielo coperto. Il piano di attacco prevede che a mezzanotte due minuti di fuoco delle mitragliatrici pesanti contro la strettoia neutralizzino la reazione italiana, contemporaneamente le due compagnie di fucilieri devono attaccare conquistando all’arma bianca e con lancio di bombe a mano il passo.

Ma l’attacco fallisce e Rommel con i suoi ridiscende a Pecolat. Nel suo “Fanteria all’attacco”scriverà:“Sono molto arrabbiato per l’esito di questo attacco notturno. Dall’inizio della guerra è il primo attacco che non mi riesce”.

Al sorgere del sole viene avvisato al telefono che gli italiani hanno sgomberato il passo e allora su, di nuovo verso il passo, per due volte in poche ore i fucilieri di Rommel, carichi di armi ed equipaggiamenti, risalgono gli oltre 800 metri di dislivello che conducono alla Forcella Clautana: lo stesso comandante rimane stupito dello spirito con cui i suoi uomini affrontano quella doppia fatica.

Verso mezzogiorno, i primi tedeschi entrano a Claut.

E a questo punto, partiti da Pielungo, percorsi 64 chilometri e saliti tremila metri di dislivello, saremmo arrivati alla conclusione del nostro trail: ma la storia di Erwin Rommel fra le nostre montagne, fin qui poco fortunata, continua oltre Claut, e va almeno brevemente raccontata. Sul far della sera di quella giornata il battaglione entra a Cimolais, dove il sindaco del paese accoglie i tedeschi consegnando le chiavi del municipio. Quella notte Rommel viene incaricato dal suo comandante di condurre l’attacco verso il passo di Sant’Osvaldo.

Prima dell’attacco si spinge in esplorazione fino alla chiesetta in località La Crosetta, dal campanile di Cimolais osserva lo schieramento italiano sul passo: alle 9 del 9 novembre 1917 inizia le operazioni contro il passo.

Le difese italiane cedono quasi subito, le avanguardie in bicicletta e a cavallo si lanciano a tutta velocità verso la valle del Piave. Raggiungono San Martino poco dopo le 10, posizione di poco retrostante l’attuale diga, attraversa la gola a 138 metri di altezza dal fondo. Il “Ponte più alto d’Italia” cade intatto nelle mani di Rommel che, con una decina di fucilieri, raggiunge la valle del Piave alle 11.00 del 9 novembre. In quello stesso momento a Selis si arrendono gli ultimi fuggiaschi di Pradis.

Sulla sponda opposta del Piave la colonna italiana sta scendendo ancora in perfetto ordine di marcia. La battaglia di Longarone si protrae fino al mattino successivo, gli imperiali rischiano di essere travolti dall’impeto italiano, lo stesso Rommel rischia di cadere prigioniero.

La mattina del 10 novembre la piazza di Longarone si arrende. Il bottino è ingente: 200 ufficiali e 6.000 soldati prigionieri, 60 mitragliatrici, 18 cannoni da montagna, 2 cannoni a tiro rapido, 600 animali da soma, 250 autocarri carichi, 10 camion da trasporto, 2 ambulanze.

Per le imprese compiute, Rommel e il suo comandante Sproesser verranno insigniti dell’ordine “Pour le Mérite”: la più alta decorazione dell’esercito germanico giunge ai due ufficiali per posta, mentre sono impegnati contro le linee italiane nella zona del monte Grappa. Ma ora gli italiani non indietreggiano più…

Il percorso del Trail consentirà di toccare alcuni dei più suggestivi tratti dell’area percorsa
dalle Truppe del generale Rommel che costituiscono ad oggi una delle zona a più alto
tasso di Wilderness d’Europa.

Turismo FVG Parco Dolomiti Friulane CAI
Sezione di Claut
Soccorso Alpino
Valcellina
Protezione Civile Ghiaccio Claut Sezione di Claut Polisportiva Valmeduna Polisportiva Montereale Asla
Sezione di Pordenone
International Federation of Mountain Soldiers Comune
Claut
Comune
Tramonti di Sotto
Comune
Tramonti di Sopra
Comune
Meduno
Comune
Clauzetto
Comune
Vito d'Asio
Comune
Frisanco
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